Associazione San Charbel


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I santi taumaturghi libanesi

I santi libanesi

I SANTI TAUMATURGHI LIBANESI


Insieme a san Marone e a san Charbel Makhlouf, i santi maroniti più venerati in Libano sono san Nimatullah Al-Hardini e santa Rafqa Ar-Rayes, a cui presto di aggiungerà il monaco fratello Stefano Nehmé, la cui beatificazione è prevista a giugno 2010.

San Nimatullah Al-Hardini fu maestro di san Charbel. Si racconta che al momento della sua morte la sua stanza si rischiarò di luce paradisiaca e si riempì di un soave profumo. Scrive di lui il Padre El-Kafri, che era stato suo alunno: «Poco prima di perdere conoscenza, ricevette il santo viatico e l’estrema unzione con devozione e rassegnazione alla volontà divina, invocando la Madre di Dio. Tutta la comunità e alcuni sacerdoti secolari, venuti senza essere convocati per assistere ai suoi funerali, lo seppellirono dopo averne celebrato le esequie solenni e commoventi. Tutti fecero toccare oggetti al suo corpo, per conservarli come reliquie. Alcuni fratelli laici gli asportarono alcuni capelli e qualche pelo della barba, mentre altri gli prelevarono pezzetti d’abito. Per mezzo di queste reliquie e di altre, si compirono in seguito molti miracoli. Il suo corpo restò per qualche tempo sotto terra, rimanendo intatto. Dopo avere operato molti miracoli, fu esumato con l’autorizzazione dei superiori. Fu posto in una bara e collocato in un luogo speciale dove molti fedeli lo visitano e ottengono la guarigione delle loro infermità e altre grazie». Numerosi ed eclatanti sono i miracoli che gli vengono attribuiti. Per la sua beatificazione la Chiesa ha riconosciuto quello di Andrea Najm, che nel mese di giugno 1986, appena ventenne, fu colpito da aplasia midollare, che richiedeva frequenti trasfusioni di sangue, perché il midollo osseo non era più in grado di rigenerare le sostanze ematiche. Svanita la speranza di un trapianto di midollo, per mancanza di donatori compatibili, Andrea iniziò il calvario delle trasfusioni di sangue, nella misura di un litro alla settimana. Beirut era distrutta dalla guerra, e la sua famiglia aveva investito tutti i suoi beni nel vano tentativo di curare il figlio. Per un certo tempo Andrea mendicò il sangue dai giovani universitari, ma la sua condizione peggiorava.
Nel 1987 fu condotto al monastero di Kfifane. Giunto presso la tomba di Al-Hardini, lo supplicò piangendo di dargli una goccia del suo sangue, perché lui e i suoi genitori non riuscivano più a mendicarlo per le strade. Quando i monaci gli fecero indossare un saio appartenuto al servo di Dio, Andrea avvertì una profonda pace e un nuovo vigore. Capì di essere guarito e da quel momento non ebbe più bisogno di trasfusioni. Il miracolo ha permesso la beatificazione di Nimatullah Al-Hardini, ma il titolo di santo gli è stato conferito nel 2004, per il miracolo di Rosa Saad, sofferente da dieci anni di cecità incurabile. Protendendosi verso la tomba del beato, la donna lo supplicò con fede: «Guariscimi, ti prego, desidero vederti!». Subito recuperò la vista e vide davanti a sé, come prima cosa, la tomba del suo benefattore.

Nella foto in alto: san Nimatullah e sullo sfondo la sua tomba nel convento di Kfifane, Libano.


Anche
Santa Rafqa Ar-Rayes, un’altra gloria del Libano, merita grande venerazione. Nata nel 1832, fu battezzata col nome di Pierina. Nel 1853 fuggì di casa per entrare tra le Figlie di Maria, ma l’ordine religioso venne sciolto, e all’età di 39 anni entrò nell’ordine Libanese Maronita di sant’Antonio, detto Baladita, dall’arabo bled, «montagna». La decisione fu presa dopo un sogno in cui sant’Antonio abate, san Giorgio e un monaco baladita le chiarirono la sua vocazione. Nel convento di clausura di san Simone di Al-Qarn, Pierina prese il nome religioso di Rafqa (Rebecca). Nel 1885 la monaca, che aveva sempre goduto di ottima salute, considerando che alcune consorelle erano malate, cieche e inferme, si rivolse a Dio e gli disse: «Non mi hai visitato con la malattia, mi hai forse abbandonata?». Rafqa esprimeva così il desiderio di partecipare alle sofferenze di Cristo per salvare le anime, e il Signore non tardò ad esaudirla. Quella stessa notte avvertì un forte dolore agli occhi, che segnò l'inizio di un indicibile calvario. Dopo un barbaro intervento chirurgico che le costò la perdita di un occhio e la cecità dell’altro, e che la santa accettò serenamente, Rafqa visse il resto dei suoi giorni tra lancinanti sofferenze offrendo tutto a Cristo. Poiché aveva chiesto a Dio la malattia non se ne lamentò mai. Diceva invece: «Lo ringrazio perché mi ha dato quanto aveva di meglio per me e di più utile per la salvezza dell’anima mia». Quando fu colpita anche da paralisi, non perse la pace e diceva alle sorelle: «Ciò che viene da Dio dobbiamo accettarlo con completa rassegnazione, sottomissione e gratitudine. Il vasaio è padrone della creta. Sia fatta la sua volontà. Qualsiasi cosa egli faccia di me sono contenta di espiare i miei peccati». La religiosa fu per tutti un modello di fede e di ubbidienza. Morì il 23 ottobre 1914 e i miracoli che fin da subito operò la condussero alla canonizzazione nel 1981. Santa Rafqa continua a prodigare dal Cielo il suo efficace intervento per chi la invoca con fede.
Il miracolo della sua beatificazione riguarda la guarigione istantanea, completa, definitiva e scientificamente inspiegabile di Elizabeth En-Nakhel, una donna libanese affetta da tumore uterino. Dopo la sua guarigione nel 1938, la miracolata visse ancora 28 anni e morì per una malattia completamente diversa nel 1966.
Il miracolo della canonizzazione riguarda invece una bambina di due anni con un tumore al rene sinistro: Céline Rubeiz. Dopo due cicli di chemioterapia per ridurre le dimensioni del tumore, le furono asportati il rene malato e la massa tumorale di 750 grammi. Tuttavia le metastasi avevano già raggiunto il fegato e la bambina subì altre chemioterapie devastanti. Una devota della beata Rafqa donò ai genitori di Céline un pugno di terra proveniente dalla sua tomba (si tratta della prima tomba, che si vede in alto nella foto). Senza esitare, la madre mescolò la terra a una tazza di riso e latte e forzò Céline a mangiarla. La bimba mangiò tutto e chiese ancora altro cibo; infine si alzò e cominciò a camminare e a giocare, mentre i medici gridavano al miracolo. Era il 23 novembre 1985. Tre giorni dopo la biopsia rivelò la sua completa guarigione. La monaca libanese fu dichiarata santa nel 2001 grazie a questo intervento prodigioso.


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